Due donne della famiglia Radita, che ospitano dieci profughi rom nella loro abitazione in Moldavia (foto: UN Women/Maxime Fossat/Flickr – CC BY-NC 2.0)
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Due donne della famiglia Radita, che ospitano dieci profughi rom nella loro abitazione in Moldavia (foto: UN Women/Maxime Fossat/Flickr – CC BY-NC 2.0)

Circa 100.000 profughi ucraini sono di origine rom. Già gravati da una serie di problemi, stanno subendo discriminazioni anche in alcuni dei Paesi dove sono accolti, come in Moldavia e Cechia, dove sono separati dal resto dei profughi

Autrice – Cassandre Thomas
Un anno fa, il 19 giugno, Stanislav Tomáš, un rom residente in Cechia, morì dopo che diversi agenti di polizia lo avevano bloccato a terra premendogli le ginocchia sul collo per diversi minuti, proprio com’era successo all’afroamericano George Floyd pochi mesi prima negli Stati Uniti. In linea con discriminazioni non certo nuove, nell’aprile del 2022 l’Ufficio del Pubblico Difensore dei Diritti (ombudsperson ) ceco ha rivelato che nel paese i profughi rom provenienti dall’Ucraina erano trattati come profughi di “seconda classe”. “[Abbiamo scoperto che] non vi era eguale accesso per i profughi rom. Non gli era permesso di entrare nel centro di registrazione se non accompagnati da un membro di un’Ong o da un ufficiale di polizia. Si sono ritrovati così a dover aspettare all’esterno, oppure in una tenda sistemata di fronte all’edificio”, ha riferito a Seznam.cz la vice ombudsperson Monika Šimůnková, che ha guidato l’inchiesta.Alcuni profughi ucraini di etnia rom non hanno avuto scelta e hanno dovuto vivere per settimane nella stazione ferroviaria di Praga. L’europarlamentare Peter Pollak, di origini rom, ha condannato la situazione dichiarando che “è molto preoccupante vedere l’elevato numero di bambini che si trova nella stazione”. Casi di abusi più recenti nei confronti di profughi ucraini di origine rom sono stati segnalati nella città ceca di Brno. Maria, che ha lasciato l’Ucraina insieme a sua figlia e tre nipoti, ha riferito a Romea.cz che in teoria avrebbe dovuto vivere in un posto “in mezzo al bosco”, circondato da “filo spinato e sicurezza armata”, dove non poteva cucinare per sé stessa. In queste condizioni, ha deciso di andarsene.

Al di fuori dell’UE, la situazione per i rom ucraini è preoccupante anche all’interno della stessa Ucraina e in Moldavia. Nel marzo del 2022, un’organizzazione ceca per i diritti dei rom ha riferito che a Leopoli alcune persone rom erano state legate a dei lampioni e pubblicamente umiliate. In Moldavia, Human Rights Watch ha segnalato la pratica, che sembra essere basata su una scelta deliberata, di segregare i profughi rom provenienti dall’Ucraina in centri statali di accoglienza appositamente designati, negando loro ospitalità in altri centri destinati ai profughi. Sean Benstead, un attivista e scrittore che si occupa di questioni legate a rom e nomadi, ci ha confermato che in Moldavia i profughi rom sono stati “interamente separati” e “spesso segregati in altri campi, in alcune ‘strutture di seconda classe’”.

Una lunga storia di discriminazioni

A seguito di queste molteplici segnalazioni, derivanti soprattutto dalle Ong, la situazione dei profughi ucraini di origine rom è giunta al Parlamento Europeo, i cui membri hanno chiesto più azioni nei loro confronti durante il dibattito in plenaria tenutosi in aprile in occasione della Settimana rom. La Commissaria europea per l’uguaglianza Helena Dalli ha sottolineato l’importanza di assicurare un’assistenza appropriata ai rom che stanno fuggendo dall’Ucraina, citando le ulteriori problematiche che interessano la comunità rom: “Si stima che 100.000 [profughi ucraini] siano rom. […] Spesso lottano contro ulteriori vulnerabilità, come la mancanza di documenti d’identità, la separazione dai familiari, difficoltà di comunicazione legate alla lingua e atteggiamenti prevenuti ai confini. […] Dobbiamo garantire che i più vulnerabili ricevano l’aiuto umanitario senza impedimenti”.

Dal canto suo, l’europarlamentare tedesco di origine rom Romeo Franz ha ricordato che “12 milioni di europei sono di origini rom. Circa l’80% di loro vivono in povertà e sono emarginati per via della loro etnia”. Per questo ha invocato “una legge sugli eguali diritti per i rom e sull’antiziganismo” nell’UE – una richiesta che il Parlamento Europeo aveva già formulato nel settembre 2020 all’interno della sua risoluzione per una migliore inclusione dei rom.

Profonde disuguaglianze in tutti i principali aspetti della vita impediscono l’integrazione rom. Con riferimento all’enorme divario nell’accesso al lavoro regolare, all’educazione, all’acqua e ai bisogni primari, Sean Benstead parla di una “indigenza economica” che interessa le popolazioni rom. In effetti, stando alla relazione della Commissione europea sulle Strategie per l’integrazione dei rom, nel 2019 il 68% dei rom nell’UE aveva abbandonato precocemente la scuola, solo il 43% aveva un’occupazione retribuita e l’80% viveva sotto la soglia di povertà.

In aggiunta a queste disuguaglianze materiali, le persone rom devono far fronte a un diffuso antiziganismo: uno studio sui rom e i nomadi condotto dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali nel 2019 notava che quasi la metà dei rispondenti rom e nomadi (44%) aveva subito molestie dettate dall’odio nei 12 mesi precedenti. La situazione è particolarmente dura nei paesi dell’Europa centrale-orientale, dove i rom sono stati recentemente accusati anche di diffondere il Covid-19.

Le strategie dell’UE e i loro limiti

Alla luce di questi problemi di lunga data, l’UE ha provato a includere maggiormente le persone rom attraverso due strategie pluriennali, la prima adottata nel 2011 e la seconda nel 2020. Nel 2013, quattro ulteriori obiettivi furono fissati per rafforzare la strategia del 2011: furono stabiliti dei criteri che gli stati membri avrebbero dovuto osservare in materia di istruzione (es. assicurare che tutti i bambini rom completassero perlomeno la scuola primaria), occupazione, assistenza sanitaria, alloggio e servizi essenziali.

Abbiamo chiesto a Ioannis Dimitrakopoulos, consulente scientifico dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali, un parere sulla valutazione della strategia europea condotta nel 2021-2022. Ci ha riferito che, nonostante “qualche progresso nel campo dell’istruzione”, i risultati globali sono “molto deludenti”. A suo avviso, gli scarsi risultati derivano sia da una mancanza di volontà da parte degli stati membri, sia da un’incapacità concreta di raggiungere gli obiettivi. La strategia UE del 2020 è più precisa, comporta lo scambio di buone pratiche, e si focalizza maggiormente sulle discriminazioni.

Quando abbiamo chiesto all’attivista Sean Benstead la sua opinione sulle risposte che l’UE sta dando ai problemi dei rom, ci ha riferito che “va bene sforzarsi per riconoscere le persone, la lingua e la cultura rom all’interno della sfera pubblica – ma l’indigenza deve essere affrontata con una seria strategia economica”. Molto del lavoro della Commissione si concentra sull’ambito culturale – un “buon segnale di intenti” –, ma “le condizioni materiali delle comunità rom richiedono un’azione economica seria e profonda, tramite interventi pubblici in grado di arrestare i circoli viziosi dell’indigenza”.

Inoltre, le risposte date finora dall’UE sono perlopiù “‘dichiarazioni retoriche’ a cui non sono seguite molte azioni concrete, ma solo raccomandazioni per gli stati membri”. In effetti, le strategie europee non sono vincolanti, così come le risoluzioni del Parlamento europeo. In mancanza di obblighi specifici o sanzioni, spetta agli stati adoperarsi per farsi carico dei problemi.

L’articolo originale è stato pubblicato da OBC Transeuropa